Viticoltura eroica a Vinidamare, il volto del Ramié

Il convegno del 20 maggio sarà aperto da Antonello Maietta, Presidente Nazionale A.I.S.

Viticoltura eroica a Vinidamare, il volto del Ramié

Lunedì 20 maggio alle 11,00, in occasione del decennale di Vinidamare, si aprirà il convegno sulla "Viticoltura Eroica" nelle sale del Portofino Kulm a Camogli. Gli onori di casa saranno fatti dal Presidente Nazionale dell'Associazione Italiana Sommelier, Antonello Maietta, insieme al Presidente Regionale, Alex Molinari e all'ideatore dell'evento e Presidente del Comitato Organizzatore Pierfranco Schiaffino.

Si parlerà di viticoltura estrema, caratteristica del territorio ligure, ma anche rapportata al Piemonte, con il Sindaco di Pomaretto, Danilo Breusa, uno dei comuni della DOC Ramié e con il Direttore del CERVIM, l'ente che studia la produzione montana mondiale. E' proprio il Ramié uno dei vini la cui produzione presenta caratteristiche ed analogie riconducibili al territorio ligure delle Cinque Terre o del Rossese.

 

A Pomaretto una antica tradizione viticola

I primi documenti che fanno riferimento alla presenza di vigneti nelle Valli Chisone e Germanasca
ci vengono dai Conti delle Castellanie di Perosa e della Val San Martino del XIV secolo.
Sino all'invasione fillosserica, comparsa in Italia nel 1879, che distrusse tra il 1920 ed il 1930 i
vigneti presenti nelle Valli Chisone e Germanasca, la coltivazione della vite era praticata sino ad
altitudini e con esposizioni estreme, come nel caso dei vigneti di Riccopanso nell'ex Comune di
Maniglia (ora Perrero) o di Castel del Bosco nel Comune di Roure.
A Pomaretto i vigneti, prima della crisi provocata dalla fillossera, occupavano buona parte dei ripidi
versanti est, sud-est e sud che scendono dalla Punta Ceresa, la Seo 'd la Poùntia (m.1267),
occupando una fascia all'incirca quadrilatera avente come lato inferiore il fondovalle a 620 m. slm e
come lato superiore il limite dei boschi, che si eleva gradatamente in direzione est-ovest da 700 a
1000 metri circa di altitudine.
Questa fascia viticola era delimitata a levante dal costone che scende da Punta Ceresa e termina a
picco sul Chisone con la Roccho dâ Përtûr, "la roccia del buco" (dal costone il pendio volge poi
decisamente verso Meano e la Val Pragelato) ed a ponente dal confine con l'ex Comune di Bovile
(Perrero) all'imbocco della Val San Martino.
La vite era coltivata perfino sul versante inverso della valle, nei pressi della borgata Gieli ed a
Coumbo 'd Bàout, sulla destra della vecchia mulattiera che dalla borgata li Masèel sale verso lou
Fort Louì.

Vigneti e chabòt

La forma di allevamento più diffusa era quella del tipo a vinnho bâso ed eccezionalmente a tòppio
specie davanti ai chabòt o sulle rocce.
La moltiplicazione delle piantine di vite avveniva in genere "per propaggine", cioè curvando un
ramo ed interrandolo per breve tratto nella sua parte mediana in modo da far uscire la sua estremità
dal terreno.
Nelle buche d'impianto, lâ prouvàna, si distribuiva letame e si disponevano fascine di ramaglia;
occorreva poi ripetere ogni tanto questa operazione e zappare il terreno per mantenerlo
convenientemente concimato e sgombro da erbacce.
Le piantine erano disposte a file, orientate se possibile da nord a sud, affinché potessero ricevere più
luce solare possibile.
Oltre naturalmente ai proprietari di Pomaretto, molte famiglie dell'alta Val San Martino (Massello,
Salza, Rodoretto, Prali) e della bassa Val Pragelato (Meano, Roure e Boursèt in particolare)
avevano qui la loro vigna ed il loro chabòt, provvisto di attrezzatura per la vinificazione: brinda,
sibròt, tina, torch, oùire (brente, tinelli, tini, torchio, otri), nonché una riserva d'acqua ottenuta
convogliando l'acqua piovana del tetto in un capace tinello, per preparare le soluzioni


antiparassitarie.



Probabilmente la pagina più pittoresca e genuina dedicata alla viticoltura valligiana fu scritta nel
1908 da Don Giuseppe Sallen, parroco di Perrero:
E' un bello spettacolo per chi giunge da Perosa il gettare lo sguardo sulla riva sinistra della
Germanasca; non c'è un cantuccio cui non si sia giunto per domandargli un poco del benefico
liquore di Noè... E questo spettaloco si prolunga indefinitamente da Pomaretto, Blegier, la Toura,
Villasecca, Chiotti, Trossieri, Perrero fino agli ultimi campicelli di Pomeifrè e di Richepanse dove
ci possa essere la speranza che cresca un grappolo d'uva. E tutta questa estensione appartiene a tutta
la valle; i più lontani abitanti di Praly, Rodoretto, Salza e Massello vogliono anche loro il loro posto
al sole di Pomaretto e delle altre regioni vinicole, e tutta questa estensione è divisa tra un infinito
numero di proprietari: il supremo desiderio degli abitanti dell'alta valle è di conservare la vigna dei
padri, e possibilmente di comperarne una, spesso con grandi sacrifici che per i tempi che corrono
non sono compensati dal raccolto della vigna...

Nel 1847 G. Casalis, nel suo Dizionario degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, segnala la presenza di
vigneti a Prarostino, Pramollo, Villar Perosa, Pinasca -qui "riescono di qualche rilievo alcune
produzioni in vegetabili, cioè quelle dell'avena, delle patate, delle castagne, ed eziandio delle uve:
...vendono essi il soprappiù del vino nelle vallee di Fenestrelle e di Pragelato".
Di Pomaretto ci ha lasciato una piacevole quanto dettagliata descrizione del vino prodotto
localmente: "Fra i prodotti territoriali è da notarsi quelli delle viti, che forniscono in copia vini
sulfurei, quali smerciansi principalmente nelle valli di San Martino e di Pragelato: il vino di
Pomaretto ha per lo più una singolare particolarità: bevuto eziandio con qualche intemperanza
lascia libera la testa, ma vacillano le gambe a che ne fa un uso alquanto smodato."
La stessa affermazione venne ripresa nel 1876 dall'ampelografo Conte Giuseppe di Rovasenda al
riguardo del vino prodotto a Chiomonte con l'avanà: "il vino prodotto dall'avanà è rinomato per la
sua qualità di togliere l'uso delle gambe a chi ne liba con troppa generosità, anziché portare fumi
alla testa".

Le cultivar ieri e oggi

In base al "Catalogo dei vitigni attualmente coltivati nella provincia di Torino" del 1877, è possibile
stabilire quale fosse la base ampelografica dei vini prodotti nell'area di Pomaretto e Perosa
Argentina.
In queste zone erano principalmente coltivate le seguenti cultivar:


-a bacca nera:
avanà, nei tipi rosso, nero, grosso e piccolo
avarengo, con la varietà grossa
berla 'd crava, beuna nera, doux d'Enry, lambrusca e lambruschina nera, mogissan,
montanara, nerettino nero corvia rossa, pellaverga, dolcetto, perveiral nero, vernaccia nera,
plassa, tadone, brunetta... ...


-a bacca bianca:
bianchetto (blanchet), perveiral bianco, priè bianco, chasselas, lignenga, malvasia, moscatello,
moscatellone, bolano... ...


vitigni buona parte dei quali ancora presenti oggi.


Indagini recenti hanno permesso di individuare la presenza di 10 -15 vitigni autoctoni o
decisamente rari; di questi solamente tre sono le varietà base per la produzione del vino Ramìe:
-avanà, sempre presente, rustica e di buon vigore vegetativo, a grappoli allungati di colore blu
scuro non sempre uniforme;
-avarengo, molto vigoroso e generalmente poco produttivo (da qui il nome), dalle uve decisamente
zuccherine;



-neretto, noto con innumerevoli nomi tra cui Bourgnin, Nebbiolo di Dronero, ecc. ma ora
riconosciuto come chatus; è vitigno rustico e vigoroso che fornisce un'uva ricca di estratto e di
colore;
Nei vigneti sono ancora presenti numerosi altri vitigni, tra cui: la lambrusca vittona (varietà non
ancora autorizzata), poco vigorosa, dai grappoli di un caratteristico colore turchino (blu carta da
zucchero) per l'abbondante copertura pruinosa;
il bequet (la berla 'd crava, per la particolare forma dell'acino), la plassa, il gamay, ecc.
I vitigni della tradizione piemontese come dolcetto, barbera, freisa, ecc. si sono diffusi in zona
solamente in epoca post-fillosserica.

Il vino

Il vino Ramìe, dopo parecchi anni di sperimentazione seguita da un enologo di mestiere quale
Giorgio Barbero, ha ottenuto nel 1996 il riconoscimento della D.O.C. (Denominazione di Origine
Controllata) che ha fissato nel disciplinare le principali regole di produzione:
-La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei vini atti ad essere designati con la
denominazione di origine "Pinerolese" accompagnata dalla menzione tradizionale "Ramìe"
comprende l'intero territorio dei Comuni di Pomaretto e Perosa Argentina;
-La denominazione di origine "Pinerolese Ramìe" è riservata al vino rosso ottenuto dalle uve
provenienti dai vigneti aventi la seguente composizione: Avanà 30%, Avarengo minimo 15%,
Neretto minimo 20% -possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca di
colore analogo non aromatici da soli o congiuntamente per un massimo del 35%;
-Caratteristiche organolettiche:
colore: rosso più o meno intenso;
odore: caratteristico, fresco, delicato;


sapore: asciutto, armonioso;


Il Ramìe è un vino di montagna, e come tale la viticoltura che ne
è alla base deve confrontarsi con condizioni ambientali difficili e
fortemente limitanti: pendenza elevata, suoli sassosi e
superficiali, frammentazione e dispersione della proprietà, quindi

appezzamenti di dimensione incongrua per realizzare investimenti significativi; tutto
ciò ha portato ad un fenomeno assai preoccupante di abbandono della montagna delle zone dove si
produce questo vino dalle alte potenzialità.
Oggi il Pinerolese Ramìe è un vino che, seppur di nicchia e prodotto da pochissimi viticoltori (sono
solo in tre quelli che lo possono produrre direttamente: Bronzat Franco, Coutandin Giuliano e Ribet
Roberto, oltre ad altri due che conferiscono le uve alla cantina sociale di Bricherasio), ha incontrato
il favore del pubblico tant'è che la scarsa produzione di bottiglie non riesce a soddisfare la
domanda; purtroppo sono ancora in molti quelli che lo producono senza aver ottemperato alle
relative trafile di legge in materia vitivinicola.
Recentemente nel territorio di produzione del Ramìe a Pomaretto sono state attuate delle opere di
miglioramento del territorio: realizzazione di un acquedotto per la valorizzazione dei vigneti e,
recentemente, un impianto di monorotaia ed una pista a servizio dei vigneti.
In conclusione, solo migliorando le tecniche di coltivazione e di vinificazione, optando in favore
della qualità, piuttosto che della quantità, si può credere nella rinascita di questo prodotto: un vino
che potrebbe diventare una risorsa economica, promuovendo l'immagine di un territorio che ha una
storia da raccontare ed una componente paesaggistica da scoprire.

Il Ramiè a denominazione d'origine Pinerolese, è attualmente il vino più rinomato prodotto nel
territorio di Perosa Argentina e Pomaretto da numerosi vitigni tra cui Avanà, Avarengo e Neretto.


Deriva il suo nome dalla zona ad ovest di Pomaretto: ramiè è una catasta di legna che i viticoltori
ammucchiavano durante i lavori di disboscamento per poter impiantare i vigneti.
E' un vino di colore rosso più o meno intenso, dal sapore asciutto e dall'intenso profumo fruttato che
può raggiungere gli 12\13,5 gradi.

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