A MARE&MOSTO 2017 LIGURIA IN VETRINA

Nei due giorni della kermesse di Sestri Levante spot on light sulla regione dalle "vigne sospese"

Data evento: 14/05/2017 12:00 - 15/05/2017 19:00 Esporta evento

A MARE&MOSTO 2017 LIGURIA IN VETRINA

“… Scarsa lingua di terra che orla il mare…”, così il poeta Camillo Sbarbaro sapientemente definiva la Liguria; essa infatti nel suo punto di maggior profondità non supera i 30 km. Dal mare al confine regionale sono tuttavia le pendenze a caratterizzarne il profilo, da oriente a occidente, mentre difficilmente le vette delle montagne appenniniche, che proteggono da nord, scendono sotto la soglia dei 1000 mt slm. La sua estensione longitudinale da Ventimiglia a Ortonovo è di circa 280 Km, creando un vero e proprio arco a ridosso del Mar Ligure. In un contesto quasi esclusivamente collinare e montuoso i terreni sono prevalentemente magri, ricchi di scheletro e piuttosto sciolti, con delle specificità variabili da zona a zona. Il clima risulta essere decisamente influenzato dai due elementi naturali dominanti (mare e montagne), essendo caldo e ventilato sulla costa, fresco e con buone escursioni termiche nelle vallate interne e in altura. La luce e le straordinarie esposizioni sono le costanti che nobilitano e contraddistinguono le  migliori zone vitivinicole regionali, i vini conseguentemente sono fortemente improntati su evidenti caratteri marini, sia i bianchi che i rossi; vini dal temperamento mediterraneo nei quali risaltano le eleganti sapidità e gli ottimi equilibri gustativi. Signorili è l’aggettivo che meglio li identifica, vini mai banali, amabilmente sobri, deliziosi compagni di una cucina tradizionale ricca di aromaticità, di carattere e personalità, costituita da ingredienti semplici e poco costosi  ma decisamente ricchi nei sapori. In questo contesto è evidente che il concetto di viticoltura estrema e di precisione trova la sua sublimazione; territori irti e scoscesi che abbisognano della costante presenza dell’uomo quale custode di risorse millenarie come i muretti a secco che da Dolceacqua  alle Cinque Terre, passando per Pornassio sino ad arrivare ai Colli di Luni caratterizzano il profilo dei terrazzamenti che modellano il contorno delle vertiginose colline liguri. L’uomo è l’aggregante che con il suo lavoro, forzatamente manuale, si erge ad eroe e artigiano, un artista vero e proprio che fa risorsa del lavoro più nobile del mondo: il contadino (colui che contiene la natura), mantenendo in piedi un territorio di rara bellezza e dalla struggente fragilità. Talvolta è costretto, come nel caso delle Cinque Terre, a lavorare piccolissime fasce di terra strappate alla montagna, letteralmente appeso fra cielo e mare, con la possibilità di raggiungere quelle terre unicamente a piedi, percorrendo tortuose mulattiere costruite con sassi sovrapposti e pochissima terra. Un lavoro immane che trova situazioni similari in pochissime altre zone, quali per esempio l’estrema Valle D’aosta, la Valtellina, alcune porzioni della Valpolicella, la Costiera Amalfitana, Ie pendici dell’Etna e poco altro. A compensare cotanta fatica il piacere di lavorare in contesti scenograficamente indescrivibili, come i versanti delle montagne che sovrastano Dolceacqua, Soldano e San Biagio della Cima nell’estremo ponente ligure, oppure le asperità e le pittoresche prospettive del Monte di Portofino o di Pornassio nell’entroterra Imperiese, abbinato alla soddisfazione di produrre vini straordinari e ineguagliabili anche attraverso l’utilizzo di vitigni particolarmente tipici e tradizionalmente vocati ad essere acclimatati in tali dimore. Vini che coniugano l’essenza di tre componenti indispensabili alla qualità: territori e microclimi unici, vitigni lungamente testati e tradizionalmente affidabili, sapienza, pazienza e conoscenza dei produttori. A Dolceacqua, da vitigno Rossese di Dolceacqua, troviamo vini rossi di chiaro stampo mediterraneo, sapidi quasi a sconfinare nel salato, che profumano di macchia mediterranea, piccoli frutti rossi, spezie e resine, vini fragranti ed eleganti, figli di un territorio costituito da due vallate parallele ma molto diverse fra loro: la val Nervia e la Val Verbone. Il terreno predominante in zona è scisto marnoso (tipoflysch), con più o meno concentrazione di argilla, detto in dialetto ponentino ‘sgrottu’, ad indicare la particolare roccia friabile che sgretolandosi crea il suolo sabbioso. Tuttavia nelle due vallate, ed in particolare nella Val Nervia, si trovano varie zone con terreni molto differenti, a forte matrice argillosa/calcarea dotati di più o meno scheletro e presenza di rocce al loro interno. Data la particolare morfologia delle vallate in cui sono coltivate le vigne, e quindi delle pendenze estremamente accentuate dei versanti delle colline, il luogo prediletto di coltivazione è la terrazza (detta ‘fascia’), unico stratagemma per ottenere terreni pianeggianti anche nelle zone più ripide. I muri che sorreggono le terrazze, detti ‘maixei’ sono costruiti con pietra locale a secco, cioè senza uso di cemento o collanti. Dal punto di vista climatico le due vallate sono caratterizzate da una coltivazione di alta collina che comporta la presenza pressoché costante del vento, gli altri due elementi essenziali sono le montagne dell’Appenino, che chiudono le spalle delle due vallate, ed il mare che apre ad orizzonti ricchi di luce. La Val Nervia risulta essere più ampia e profonda, mentre la Val Verbone più repentina e ben presto chiusa dalla collina di Perinaldo, questi due ultimi aspetti risultano determinanti sulla diversificazione dei caratteri dei vini provenienti dalle rispettive vallate. La coltivazione tradizionale sulle terrazze è l’alberello, grazie a questo tipo di potatura ed all’altissima densità degli impianti, molti vigneti hanno più di 120 anni (molto note alcune vigne dei cru Arcagna, Beragna, Luvaira e Pini) e la media di età dei vigneti è di oltre 45 anni. A Pornassio troviamo vini rossi austeri prodotti con vitigno Ormeasco ( Dolcetto a raspo verde), sono vini di carattere e di grande nervo, tannici ma mai ruvidi, fruttati e delicatamente speziati caratterizzati da una gradevolissima serbevolezza e da apprezzabile eleganza. Essi arrivano da un territorio più alpino o prealpino che contadino , una zona di produzione fra le più suggestive di tutta la Liguria, dove la presenza del mare in lontananza si avverte attraverso le correnti che si insinuano lungo le profonde valli, raggiungendo un comprensorio che si spinge con Mendatica ai confini della Francia. Vigneti estremi, di altura, impiantati su terreni magri e molto sciolti, correnti fresche montane, temperature medie più basse della norma fanno si che questo territorio si presti alla produzione di uve dalla maturazione lenta e tardiva. Uve che portano nel loro DNA ottimi livelli di acidità. E ancora a ponente troviamo i mitici Pigato dei ferruginosi versanti della Valle Arroscia, vini dal profilo nobiliare che con il tempo si impreziosiscono, profumati di erbe aromatiche, di pesca polposa e resine boschive, in bocca danno il meglio di sé con straordinarie estensioni di graffiante sapidità. I grandi Pigato, spesso, in evoluzione sconfinano verso la mineralità degli idrocarburi sino a diventare indimenticabili. Cambiando riviera ci soffermiamo ancora piacevolmente sullo straordinario contesto delle Cinque Terre per tracciare un breve profilo dei vini lì prodotti, il territorio di competenza alla denominazione prevede una piccola parte del Comune Della Spezia e praticamente tutta la superficie dei Comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso. Si tratta di una porzione di territorio sulla Costa ligure in provincia Della Spezia particolarmente scosceso con pendenze considerevoli che fanno precipitare la collina da 600 mt al livello del mare nel volgere di pochi metri, offrendo scenari mozzafiato e condizioni pedoclimatiche uniche al mondo dove, a farla da padroni, sono il mare, il sole e le pietre di cui il territorio è fornitissimo. Terreni poveri, molto magri, sciolti e ricchi di scheletro ricavati dal profilo della montagna attraverso una colossale opera di costruzione di muretti di contenimento, fatti di pietre posizionate a secco senza l’utilizzo di cemento. I vini che ne conseguono traggono il loro profilo sensoriale dagli elementi territoriali, molto caratterizzanti, appena citati e da vitigni particolarissimi (Bosco, Vermentino e Albarola) che donano caratteri inconfondibili guidati da evidente sapidità e mordente salinità. Marini con profumi iodati e di macchia mediterranea i vini della fascia adiacente al mare, ricordano la salsedine, gli scogli, il sole e la profumata vegetazione che intorno cresce spontanea. Pietrificati e diritti i vini di fascia medio alta, vini di grande soddisfazione gustativa, schivi e poco immediati, inconfondibili figli di un orgoglioso lembo di Liguria, che non si concede facilmente, anche se ricco di straripante generosità. Lo Sciacchetrà rappresenta il fiore all’occhiello di tutta la Regione, un vino passito di straordinaria espressività, avvolgente e mai stucchevole, trova equilibrio in una succosa dolcezza che si amalgama meravigliosamente in una vena salata e minerale con un lieve sottofondo tannico, vino della tradizione, l’essenza di un popolo fiero ed orgoglioso, l’ostentazione di quella ricchezza che non c’era, della fatica e della felicità. Un vino solare, simbolo di un territorio monumentale, consumato durante le feste comandate e nelle ricorrenze importanti o utilizzato come forma di bonaria corruzione. Il Cinque Terre Sciacchetrà prevede anche la tipologia Riserva e può essere immesso in commercio dal primo novembre del terzo anno dalla vendemmia. Per finire, ma non ultimo, il Principe dei vini liguri: il Vermentino, vino che definisce in maniera costante la meravigliosa fascia costiera ligure, ma che trova sulle luminose e solari colline dei Colli di Luni l’ambiente che più gli si addice. Vini avvolgenti, caldi e di grande equilibrio, gradevoli nelle sfumature fruttate di mela matura e delicatamente vegetali di erbe officinali, spesso chiudono il sorso con lunghissimi finali di gradevolissima sapidità e delicatamente ammandorlati.  Il Vermentino ( il vitigno che sente il mare) rappresenta, in una regione dove di facile c’è veramente poco e tantomeno lavorare la terra, il vessillo della svoltaqualitativa di una generazione di giovani produttori vogliosi di ripercorrere le tracce, pesanti e profonde, lasciate sul terreno dai loro avi. Infine non vogliamo dimenticare il carattere generoso della nostra Granaccia, l’eleganza e la pura freschezza di Bianchetta, Albarola e Lumassina, oltre alla fragrante succosità del Ciliegiolo e di numerosi altri vini che contradistinguono la Regione dalle vigne sospese.      

 

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Categorie: News, Mare&Mosto 2016
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