IL SOAVE OSPITE A MARE&MOSTO

Alla scoperta della storia, delle uve e dei vini delle terre vulcaniche

LA STORIA

Forse si tratterà soltanto di un’arcana coincidenza ma mai come nel caso del Soave il nome di un vino ha espresso meglio la sua personalità enologica e la sua più intima identità di leggiadria, armonia e duttilità. Antichissime sono infatti le testimonianze della coltura della vite nella zona del Soave e grande è la fama di questo vino che accompagnò il cammino millenario degli uomini fin dai più remoti tempi della storia.

Diverse e non sempre collimanti sono le opinioni degli storici che durante i secoli tentarono di spiegare l’origine del nome “Soave”. La più accreditata è quella secondo cui la bella terra di Soave trasse il suo nome dagli Svevi, popolo della Germania che calò in Italia con Alboino.Moltissimi sono i documenti che parlano del Soave, ed è certo che fin dall’antichità i vini di Soave furono molto apprezzati. La loro fama comunque si sviluppò soprattutto all’inizio del 900 quando le maggiori case enologiche veronesi promossero il vino Soave su tutti i mercati nazionali ed esteri, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’ambita qualifica di “eminente Classico vino bianco d’Italia” e con il prestigioso primato di vino bianco italiano più esportato.

La zona di produzione del Soave è situata nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona (a nord dell’autostrada serenisssima, tra il 18° e il 25° km tra Verona e Venezia).

Essa comprende in tutto o in una parte i territori dei comuni di Soave, Monteforte, San Martino B.A., Lavagno, Mezzane, Caldiero, Colognola, Illasi, Cazzano di Tramigna, San Bonifacio, Roncà, Montecchia e S. Giovanni Ilarione. Qui la Garganega, il vitigno principale della denominazione, ha trovato nel corso dei secoli un habitat ideale soprattutto nei rilievi collinari che caratterizzano le valli d’Alpone, del Tramigna, dell’Illasi e di Mezzane.

Nel vasto e qualificato panorama dei pregiati vini veronesi solo in queste colline di terreno tufaceo di origine vulcanica con importanti affioramenti calcarei si è andata a realizzare questa ideale simbiosi di ambiente e vitigno per la produzione di grandi vini bianchi di qualità.

Dal punto di vista climatico l’intera zona è favorita da un clima mite e temperato con inverni non eccessivamente rigidi ed estati piuttosto temperate. Già nel 1931 primo fra i vini Italiani il Soave veniva riconosciuto come vino “tipico e pregiato”, tutela ed identità venivano quindi ribaditi definitivamente con il riconoscimento della Denominazione di origine controllata nel 1968 (DPR 21 agosto 1968.), modificato nel 2002 con il D.M. 6 settembre 2002.

Nel 1998 arrivava la DOCG per il Recioto di Soave (D.M. 7 maggio 1998), alla quale si affianca nel 2001 la DOCG per il Soave Superiore (D.M. 29 ottobre 2001).L’uso della specificazione “CLASSICO” in aggiunta alla denominazione “SOAVE”, è riservato al prodotto ottenuto da uve raccolte e vinificate nei territori dei comuni di Soave e Monteforte d’Alpone, nei quali si trova la zona originaria più antica, detta “zona storica”. Castelli, chiese, campanili e ricche ville patrizie che emergono appena dal mare dei vigneti testimoniano un territorio ricco di storia, tradizione e fortemente collegato al suo principale prodotto.

I VINI

Anche il disciplinare del Soave DOC, dopo 34 anni di storia, ha subito un accurato restyling: un ruolo di primo piano lo riveste il Soave Classico che arriva ad essere quasi una denominazione nella denominazione, mentre per le aree di collina non comprese nella zona classica è stata coniata la specifica Colli Scaligeri: la base ampelografica è la stessa del Soave Superiore DOCG che mette in nuova evidenza solo i vitigni qualificanti con l’esclusione del Trebbiano Toscano che prima, invece, era consentito sino ad un massimo del 15%. Per le tipologie legate alle zone collinari è stato anche elevato di mezzo grado il titolo alcolico minimo e l’estratto secco è stato portato a 18 grammi/litro. I nuovi impianti dovranno essere solo a spalliera semplice o doppia, a pergola unilaterale semplice e pergoletta veronese mono o bilaterale: in tutti i casi dovranno esserci non meno di 3300 piante/ettaro.

Per tutti, Soave, Soave Classico e Soave Colli Scaligeri, il disciplinare post revisione ha provveduto quindi ad innalzare i parametri importanti per la qualità, vale a dire gradazione alcolica ed estratto secco netto. Una nuova sfida per il Soave che si riposiziona in maniera importante rispetto ad altre DOC anche di recente costituzione, riprendendo il suo posto di grande vino bianco italiano di territorio; nuove regole quindi ai produttori e più chiarezza al consumatore.

GARGANEGA

La Garganega, il vitigno principale della denominazione, ha trovato nel corso dei secoli un habitat ideale soprattutto nei rilievi collinari che caratterizzano le valli d’Alpone, del Tramigna, dell’Illasi e di Mezzane.

Nel vasto e qualificato panorama dei pregiati vini veronesi solo in queste colline di terreno tufaceo di origine vulcanica con importanti affioramenti calcarei si è andata a realizzare questa ideale simbiosi di ambiente e vitigno per la produzione di grandi vini bianchi di qualità.

La Garganega non possiede una aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando è matura.

Non ha un’acidità preponderante ma piuttosto un interessante equilibrio di estratti e zuccheri.

 

TREBBIANO DI SOAVE

Il Trebbiano di Soave storicamente molto presente nei vigneti ha lasciato sempre più posto all’esuberanza della Garganega. Solo in questi ultimi anni sta riproponendosi come ideale partner per tracciare nuovi profili enologici per il Soave del futuro combinando la sua sapidità e vivacità con la struttura e la densità tipiche della garganega.

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Categorie: News, Mare&Mosto 2016, Comunicati StampaNumero di visite: 3478

Tags: 17 marzo2016comunicato stampa

 

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